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giovedì 7 febbraio 2008

5 Febbraio: Catania festeggia S.AGATA.

Catania. Si sa, tutti i catanesi sono devoti di Sant’Agata come sono soliti ripetere (urlando) durante la processione per le vie cittadine per i 3 giorni di festa ( 3,4,5 febbraio).

Noi abbiamo immortalato alcune immagini che presto saranno pubblicate sulla WebTV ma vi anticipiamo qualcosa, ma ovviamente non possiamo trascurare un breve accenno alla storia di Sant’Agata.
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La tradizione...

Sant'Agata
(nome di origine greca che vuol dire "buona, nobile di spirito"), patrona di Catania e di San Marino è, secondo la tradizione cristiana, una figura vissuta tra il III e il IV secolo, durante il proconsolato di Quinziano. La tradizione narra della giovane, figlia di nobili catanesi, martirizzata durante le persecuzioni di Decio o Diocleziano. Dalla Chiesa cattolica viene venerata come santa, vergine e martire.
Sulla data di nascita non c’è unanimità. Alcuni storici ritengono che sia nata nel 235 altri nel 230.
La tradizione vuole che Sant'Agata si sia consacrata a Dio all'incirca all'età 15 anni, anche se qualche storico indica la maggiore età di 21: possiamo quindi a ragione immaginarla, più che come una ragazzina, piuttosto come una diaconessa con ruolo attivo nella sua comunità cristiana.
Per attuare l'editto dell'imperatore Decio che imponeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, il proconsole Quinziano giunse a Catania (250/251 d.C.).
Qui conobbe Agata. Si invaghì della giovinetta ma, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. (Gli storici costruiscono una storia più complessa; secondo alcuni, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l'intento della confisca di tutti i loro beni).
Al rifiuto deciso di Agata il proconsole la affidò per un mese ad una cortigiana di nome Afrodisia con lo scopo di corromperne i princìpi.
Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i princìpi Quinziano diede avvio ad un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica.
Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l'intento di piegare la giovinetta. Inizialmente venne fustigata e sottoposta al violento strappo di una mammella, la tradizione indica che nella notte venne visitata da san Pietro che la rassicurò e ne risanò le ferite, infine venne sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente l'ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella.

« Non valser spine e triboli,
non valsero catene;
né il minacciar d'un Preside
a trarla dal suo Bene,
a cui dall'età eterna
fu sacro il vergin fior »
Mario Rapisardi, Ode, per il 5 febbraio 1859


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