La prima webcommunity del calatino

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mercoledì 20 febbraio 2008

“I gradini del sapere”: critica di un ignorante (vero) ad un (presunto) artista.

Che in materia di critica artistica siamo dei veri ignoranti, nessuno lo nega anzi lo ammettiamo come premessa.
Tuttavia occorre riconoscere che anche gli ignoranti più neri possono aver studiato o letto qualcosa…
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Dopo aver finalmente potuto ammirare la melanzana fusa del gigantesco gnomone (che si presenta bene o comunque meno peggio di quanto i più accesi avversari di questa amministrazione vogliano far credere), un’altra cosa ha destato il nostro interesse.

Nei nostri limitatissimi e modestissimi studi in materia, abbiamo sempre visto raffigurato il sapere come un qualcosa da “scalare” con un movimento ascendente, dal basso verso l’alto, per raggiungere la verità, la conoscenza, la perfezione.
…mai nelle opere studiate o semplicemente osservate si è visto scendere la “scala del sapere”.

La domanda sorge spontanea.
A questo punto la domanda sorge spontanea: perché il nostro principe scende le scale invece di salirle, cosa avrà voluto comunicare l’artista?
Si potrebbero tentare molte interpretazioni ma un articolo a firma di Siana Vanella comparso su L’obiettivo di dicembre(2007) ci viene in soccorso. Guido Gandolfo – membro della commissione di specialisti nel campo dell’arte, dell’urbanistica e nella costruzione di meridiane nominata dal Sindaco- spiega […] vd OBIETTIVO ON LINE
Francamente sfugge il nesso…
Cerchiamo di capire: Carlo Maria Carafa scende la scala del sapere per incontrare o rimanere vicino al suo popolo (di ignoranti)?
Quindi, lasciando perdere la prospettiva storica (visto che l’opera viene realizzata oggi), il principe così raffigurato non fa altro che darci degli ignoranti?!

Forse siamo troppo maliziosi.
Diamo il beneficio della buona fede al suo autore…ma speriamo che almeno una cosa vorrà spiegarla a degli ignoranti incalliti ed impenitenti come noi…

La riforma Moratti: dal 3+2 al “6” numero perfetto.
Come sicuramente ricorderete, l’exministro Moratti aveva introdotto il modulo 3+2… adesso si sostiene [leggi sempre il sopraccitato articolo de L’obiettivo] che il numero perfetto non è più il 3 bensì il 6 ma soprattutto che dei 12 gradini del sapere (cioè 6 x 2) 6 di questi rappresentano i diversi campi del sapere…
La mente di un giovane mediamente preparato andrebbe alle ripartizioni classiche del TRIVIO e del QUADRIVIO.
In epoca medievale, il quadrivio costituiva assieme al TRIVIO (retorica, grammitica e dialettica) la formazione scolastica propedeutica all'insegnamento della teologia e della filosofia.
Le quattro arti del QUADRIVIO erano aritmetica, geometria, musica e astronomia.
Questa suddivisione si deve a MARZIANO CAPELLA, un filosofo della tarda latinità (IV-V secolo d.C.) che si occupò, fra le altre cose, di suddividere in categorie tutto lo scibile umano.

Ma naturalmente a Grammichele si è recepita la riforma Moratti e quindi facciamo i conti con i “nuovi campi del sapere”. Secondo la riforma questi sono (nell’ordine): ARTE, SCIENZA, LETTERE, FILOSOFIA, RELIGIONE E POLITICA.
Ovviamente occorreva aggiornare i programmi. Dal 3+4 (Trivio e Quadrivio) si è passati ad un bel 6 tonto tondo. Materie vecchie e inutili, penso alla Retorica o alla Dialettica, risultavano inadatte ai nuovi mercati del lavoro quindi perché non sostituirle con un più generale e moderno LETTERE?
La Religione viene elevata a campo del sapere di per se, sostituendo invece la vetusta e logora Teologia.



Dulcis in fundo, all’apice delle gerarchia dei campi del sapere si ha una newentry: la POLITICA. Per anni disprezzata, soprattutto dopo tangentopoli, oggi la politica riacquista dignità diventando addirittura la materia principale, il gradino più elevato del sapere quello che sovrasta ogni altra forma di scibile umano.
Si tratta di una forma di conoscenza che affonda le proprie radici nell’esperienza, nella prassi quotidiana perché solo elezione dopo elezione si può raggiungere il supremo, eccellentissimo, onorevolissimo stato di Deputato.

E noi poveri ignoranti ci crogioliamo in queste misere discussioni e rischiamo di essere rimandati a settembre a causa della riforma Moratti…
Ma di certo un dubbio permane: non avranno collocato al vertice della scalinata la Politica, come massima fonte del sapere, solo perché la maggior parte dei politici non sono laureati nei “classici” indirizzi universitari?

giovedì 7 febbraio 2008

5 Febbraio: Catania festeggia S.AGATA.

Catania. Si sa, tutti i catanesi sono devoti di Sant’Agata come sono soliti ripetere (urlando) durante la processione per le vie cittadine per i 3 giorni di festa ( 3,4,5 febbraio).

Noi abbiamo immortalato alcune immagini che presto saranno pubblicate sulla WebTV ma vi anticipiamo qualcosa, ma ovviamente non possiamo trascurare un breve accenno alla storia di Sant’Agata.
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La tradizione...

Sant'Agata
(nome di origine greca che vuol dire "buona, nobile di spirito"), patrona di Catania e di San Marino è, secondo la tradizione cristiana, una figura vissuta tra il III e il IV secolo, durante il proconsolato di Quinziano. La tradizione narra della giovane, figlia di nobili catanesi, martirizzata durante le persecuzioni di Decio o Diocleziano. Dalla Chiesa cattolica viene venerata come santa, vergine e martire.
Sulla data di nascita non c’è unanimità. Alcuni storici ritengono che sia nata nel 235 altri nel 230.
La tradizione vuole che Sant'Agata si sia consacrata a Dio all'incirca all'età 15 anni, anche se qualche storico indica la maggiore età di 21: possiamo quindi a ragione immaginarla, più che come una ragazzina, piuttosto come una diaconessa con ruolo attivo nella sua comunità cristiana.
Per attuare l'editto dell'imperatore Decio che imponeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, il proconsole Quinziano giunse a Catania (250/251 d.C.).
Qui conobbe Agata. Si invaghì della giovinetta ma, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. (Gli storici costruiscono una storia più complessa; secondo alcuni, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l'intento della confisca di tutti i loro beni).
Al rifiuto deciso di Agata il proconsole la affidò per un mese ad una cortigiana di nome Afrodisia con lo scopo di corromperne i princìpi.
Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i princìpi Quinziano diede avvio ad un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica.
Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l'intento di piegare la giovinetta. Inizialmente venne fustigata e sottoposta al violento strappo di una mammella, la tradizione indica che nella notte venne visitata da san Pietro che la rassicurò e ne risanò le ferite, infine venne sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente l'ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella.

« Non valser spine e triboli,
non valsero catene;
né il minacciar d'un Preside
a trarla dal suo Bene,
a cui dall'età eterna
fu sacro il vergin fior »
Mario Rapisardi, Ode, per il 5 febbraio 1859


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